Prêt-à-porter Uomo
Primavera/Estate
“Da sempre, mi avvicino allo stile maschile con un approccio che non esiterei a definire di educazione al vestire. Il che significa, certamente, rispetto delle regole, indicazione di norme, applicazione di codici, ma che oggi, soprattutto, traduce un modo naturale di essere, un senso profondo di agio che sottolinea una propensione decisa alla discrezione ed al comfort”.
Gianfranco Ferré
2003
In questo nuovo progetto di pacatezza e misura si esprime al massimo grado un’immutata logica di eccellenza che trova il suo lessico più evidente nella qualità assoluta delle materie. A partire da lino e seta, di mano corposa, sfruttando la trama grossa e in rilievo, per accrescere la scioltezza e la fluidità dei capi. Mentre per la lana varianti prossime all’assenza di gravità per trasformarla in un autentico tessuto da estate. E per la pelle, versioni particolarmente duttili e prestanti.
In un gioco di assonanze del tutto spontaneo, le forme sono calibrate sulle caratteristiche intrinseche della materia. Le aderenze sono nette soltanto nei materiali elastici, che segnano il corpo più per un bisogno di tonicità e di agilità che non per una volontà di ostentazione. All’opposto, i tessuti a trama allentata permettono di concepire fogge più strutturate, anche se mai sovradimensionate e sempre nitide.
Altrettanto logica, è la scansione dei colori, privilegiando tonalità intense: testa di moro, blu marine, brique che si oppone al grigio. Anche il rosso, quando c’è, rivela una profondità speciale. Questa densità è attenuata con squarci di chiarore, forti e delicati insieme. Così, per accrescere la freschezza del summer suit, il bianco è sfumato nelle più naturali gradazioni del crema, conservandolo invece in tutta la sua luminosità nelle camicie da sera in organza di cotone intagliate ad a-jour e nei tuxedo candidi.
Estratto dalla cartella stampa della collezione
Prêt-à-porter Uomo
Autunno/Inverno
“Incantato dall’idea dell’inverno, mi sono lasciato conquistare da immagini e storie di alta quota, di sfide, di vette e ghiacciai. Con l’intenzione di riportare alle casistiche da città certe fogge e soluzioni, certi segni di energia ed immediatezza tipici del vestire delle realtà dal clima aspro. Così, ho avvicinato idealmente luoghi lontani sulla carta geografica d’Europa”.
Gianfranco Ferré
2003
Pensando ai Pirenei o immaginando un viaggio nelle Alpi. Grandi cappotti trapuntati all’esterno, o paltò in pelliccia ruvida, né nappata né doppiata, tinta in kaki o in verde scuro; una giacca rilassata e chic di panno cotto - bianca o nera, da portare con la sciarpa candida; un pantalone, che è preciso oppure, all’opposto, risulta enfatizzato, anche per la pratica capienza delle tasche. Mentre i pullover sembrano tricottati a mano, oppure sono ricamati, fatti in una lana-stuoia dall’aspetto vissuto, aderenti sotto le giacche e i cappotti, o invece abbondanti e diritti come gli ski-sweaters di un tempo.
Il risultato è una collezione sensata ed equilibrata, che lascia trasparire con immediatezza le ragioni per cui il guardaroba maschile è fatto di certi capi e di necessità precise. Prima tra tutte quella di declinare anche le tipologie più classiche del vestire urbano con la scioltezza di uno spirito sportivo. Questa ricerca di morbida disinvoltura ha portato a rileggere certi rapporti, ad evitare assonanze scontate tra abito e corpo. Se il capo è sportivo, non è detto che debba essere aderente: al contrario, può acquistare volume e dimensione. C’è una volontà di solidità e di pacatezza che si mostra anche nei colori: oltre al bianco e al nero, il greggio, il verde pino, l’antracite, con colpi e guizzi squillanti di turchese o rosso lacca che ricordano le decorazioni degli alpenstock.
Estratto dalla cartella stampa della collezione