Prêt-à-porter Uomo
Primavera/Estate

“Se dovessi definire questa collezione, direi che è pervasa da un senso cosciente di libertà e da una volontà decisa di virilità. Ma senza cadere nell’eccesso, senza esasperare. Tutto è osservato con lo sguardo di chi si appropria, con autonomia, di formule, codici, forme estetiche dalla forte impronta mediterranea. Mi piace però sottolineare la parola Mediterraneo perché contiene una certa dolcezza, una saggia semplicità, una tranquillità che ci appartengono. Per senso di civiltà e per volontà di essere civili, sfuggendo all’asfissia di un solo passato, una sola cultura, il cui effetto è, per paradosso, la mancanza di cultura”. 

Gianfranco Ferré

1998

C’è un senso appropriato e naturale del corpo e della sua struttura, ma, al tempo stesso, un desiderio di libertà e un rifiuto di ogni costrizione, che privilegiano istintivamente le forme più ampie.  

Superato il minimalismo, la ricerca di elementarità si esprime nella particolarità del tessuto, declinando in modo inedito materie come l’organzino anche per abiti, T-shirt, tute. Oppure ricorrendo a mischie in gabardine e seta con effetto cangiante, ma velato da un’ombra di opaco. O allo chambray di cotone, che permette di confermare formule diverse del vestire.  

Si sommano gamme di colori mediterranei, densi e scuri: terra, muri, rocce. Di colori chiari: grigi sabbiati, bianco alba. Di azzurri slavati, come cieli al mattino presto.  

Nell’orizzonte jeans si colgono segni forti di novità: l’utilizzo dello chambray, laccato, leggerissimo e mescolato a un filo di taffetas per le camicie, e soprattutto l’uso della canapa. Con questa fibra pura e vegetale, che è resistentissima all’usura ed ha in sé il concetto stesso di ecologia, sono stati realizzati jeans, camicie e giubbotti, lavati e rilavati perché la mano del tessuto diventi morbida e vissuta. Senza tingerli, per mantenerne il colore naturale.  

Estratto dalla cartella stampa della collezione

Look n. 11
Look n. 29
Look n. 33
Look n. 36
Look n. 38
Look n. 48
Look n. 49
Look n. 67
Look n. 69
Look n. 70

Prêt-à-porter Uomo
Autunno/Inverno

“Pensare una collezione, pensare una collezione maschile, oggi per me significa esprimere una volontà radicale e severa di pulizia, plasmando la materia, consolidando alcune forme e variandone altre, eliminando riferimenti troppo voluti. Come un certo neo-dandismo, certi compiacimenti estetici che generano solo divise: la divisa del ‘giovane’, la divisa del ‘bello’, la divisa del ‘palestrato’. Mentre l’abbigliamento – io credo – dovrebbe essere elementare, sciolto, con quella ragionata spontaneità che ci porta a fare scelte anche opposte: tanto/poco, smilzo/ampio”. 

Gianfranco Ferré

1998

Diventa naturale vivere con un pullover a collo alto o a girocollo nero, elastico, la cui dimensione, appiccicata o abbondante, varia secondo il modo di essere e di comportarsi. Diventa naturale che la giacca si allunghi o si accorci avvicinandosi al corpo, che si trasformi in un pratico overcoat: abbastanza lungo perché protegga dal freddo e garantisca il comfort del cappotto al quale di fatto si sostituisce. È naturale, in un futuro in cui le condizioni, le temperature ed i luoghi nei quali si vive influenzano sempre meno l’attitudine al vestire, passare dall’ipertecnico (elementi quasi da tuta da astronauta) al neutro, al primario e persino primitivo, al senza tempo (quasi vecchi k-way da pescatori del Nord). È naturale relegare il colore a pure scelte individualistiche, mimetizzandosi nelle tonalità indefinite ed indefinibili quasi da tuta da operaio, dal nero stinto al grigio-verde. Come è naturale, per proteggersi, ricorrere a strani effetti plastificati che mutano la consistenza e le tonalità di alpaca e cachemire.  

Estratto dalla cartella stampa della collezione

Look n. 17 e 18
Look n. 38
Look n. 42
Look n. 44
Look n. 53
Look n. 65 e 67
Look n. 78
Look n. 81
Look n. 90
Look n. 98