Prêt-à-porter Uomo
Primavera/Estate
“Mi affascina la tecnologia della muta subacquea. Il massimo della tecnica per muoversi con il massimo della naturalezza. Seguendo questa intuizione, ho provato a frugare in un immaginario baule, tra uniformi del passato e strumenti avveniristici. Ho tuffato le divise in un blu che diventa nero e in un blu che si trasforma in turchese. Nell’acqua di mare che stria e schiarisce, nel salino che brucia. Tra reti, stemmi, gomma. Proseguo nella mia ricerca del naturale, nel senso di ciò che appartiene da sempre all’uomo: che sia frutto della natura o risultato di una trasformazione tecnologica”.
Gianfranco Ferré
1992
In questa atmosfera la rete di nylon filtra i colori elettrici ispirati alle attrezzature dei sub. La felpa blu da regata si scompone in un marsupio da legare in vita. La camicia a vento ha un cappuccio in popeline di seta che si può ripiegare e nascondere nella tasca. Caban e impermeabili sono trasformati dalla gommatura e dalla “talcatura”, un procedimento simile a quello usato prima di riporre la tuta per le immersioni.
All’opposto, fogge quasi volutamente stiff, impeccabili e corrette.
La camicia che sembra inamidata, il doppiopetto e la giacca formali, il bianco come puro, candido, lavato.
I tessuti dolci dalla bella consistenza corposa: tussah, lino grosso, crêpe doppio, lino stramato.
Estratto dalla cartella stampa della collezione
Prêt-à-porter Uomo
Autunno/Inverno
“Un mondo interiore di cultura e di abitudini si trasforma in un’elementare semplicità, dove si leggono i segni della storia dell’uomo. Il senso del viaggio – per le città e in campagne molto civilizzate – accentua la voglia di compiaciuto clan: gli amici tra di loro, le affinità di gusto e di emozioni che non equivalgono necessariamente al modo di essere. Le diversità accostate, vivendo consapevolmente origini, tradizioni e futuro. Perché il pianeta dell’uomo è così complesso che, per ritrovare la strada, servono una radice, una necessità”.
Gianfranco Ferré
1992
Al bisogno inespresso di duttilità e scioltezza, seguono le giacche anche senza colletto, comode come maglioni. Con tweed e scozzesi corposi, con mischie di seta e cachemire grattato, con tessuti a doppia frontura dolci al tatto e ispidi alla vista.
Tutta la collezione appare sotto il segno del dualismo: la ciniglia di seta è gonfia ma leggerissima, il capo di pelle con la fodera trapunta sembra voluminoso ma indosso non ha peso.
Nei colori di sempre: grigio chiaro, asfalto, foglia mescolata al cammello. Nei toni araldici, da stemma: giallo, blu Francia, rosso stendardo.
Estratto dalla cartella stampa della collezione