Prêt-à-porter Uomo
Primavera/Estate

“La moda maschile per me è una questione di metodo. Una proposta nei confronti della tradizione e della qualità, che rifiuta la ricerca affannosa dell’idea di moda per affrontare quella – ampia e generale, in un certo senso assoluta – del vestire. Così in ogni collezione tornano temi canonici, affiorano colori universali, si declinano un modo e un atteggiamento, come parole nuove che compongono un linguaggio riconoscibile, uno stile costante”. 

Gianfranco Ferré

1991

Umore contemplativo, memoria di estati tra il mare e la Provenza, una colta bucolicità. Abiti rilassati, che assecondano la necessità di un comportamento spontaneo, immediato.  

Tessuti leggerissimi spesso forati, aerati. Tulli elastici per sahariane attrezzate, con tasche che si espandono per contenere oggetti. Lini greggi e teloni sulla cui oliatura ogni piega naturale diventa una traccia. Oxford di cotone e seta utilizzati anche per la giacca fil-à-fil come le camicie. Toile de Jouy, stampata su uno sfondo fil-à-fil.  

Accenni agli sport – baseball, ciclismo, tennis, podismo – praticati al momento, per il piacere tutto fisico del gesto.  

Colori eterni: il bianco, il grigio foschia del mattino, gli azzurri e i blu del Mediterraneo. 

Estratto dalla cartella stampa della collezione

Prêt-à-porter Uomo
Autunno/Inverno

“Procedendo nel lavoro, verificando giorno dopo giorno quanto ho disegnato, mi sono accorto che d’istinto organizzo un guardaroba che definirei naturale e che mi appartiene profondamente. Senza uno schema precostituito, se non per grandi linee e modelli culturali, ma privilegiando sentimenti e impressioni. Un uomo romantico potrebbe vestire magari con una camicia molle, senza cravatta. Un uomo più formale ma con la disinvoltura di una educazione borghese superiore, forse di blu. È il carattere a determinare le scelte, ma cercando le proprie coordinate per muoversi all’interno di un panorama che ha chiare radici europee”. 

Gianfranco Ferré

1991

Immagini europee come film, libri e vecchie fotografie le consegnano alla memoria.  

Il nero degli abiti a Londra, per un fenomeno urbano e vittoriano. Il verde scuro, vagamente fangoso, riassume Berlino; il rapporto natura-città, quello stile militare-industriale che riporta al Tirolo. Il grigio richiama Parigi all’inizio del secolo, quel modo di vestire conservativo della borghesia francese. Colori declinati per certe forme convenzionali: il cappotto sciancrato, il taglio loden mitteleuropeo, il paltò di derivazione anglosassone, ma con maggiore dinamismo e comfort. 

Desiderio di nitore e precisione, senza trasformazioni eccessive: ogni tessuto sembra esattamente ciò che è. La flanella riprende la sua consistenza, il crêpe la sua asciuttezza. 

Maglia e pelle rispondono alla funzione del tempo libero. Il cuoio ritrova una corposità elastica né troppo nuova né lucente. Il tricot conferma la sua anima duttile, con pullover fatti a mano, trapuntati per arrivare alla morbidezza e secondo un’idea del vestire che dà spazio a ogni intenzione e categoria.  

Estratto dalla cartella stampa della collezione