Prêt-à-porter Uomo
Primavera/Estate
“Ritornano, nel mio lessico, concetti come tradizione, calma, rispetto di certi colori e certe fogge. Per un guardaroba canonico che vado ridefinendo attraverso i temi che più mi appartengono: la sartorialità e una forma di scioltezza che raggiunge la destrutturazione. Filtrate questa volta da un tocco che mi piace definire eccentrico e insieme moralista, da vita inglese nelle colonie. Come se avessi mescolato i film di Ivory, i romanzi di Forster, i libri di Kipling, i ricordi di tanta letteratura anglosassone. Ma con una punta di freddezza, di inevitabilità”.
Gianfranco Ferré
1990
Il concetto di linea. Abiti sartoriali con proporzioni nette, specifiche. La vestibilità caratteristica del prêt-à-porter è arricchita da finiture in gran parte manuali. I capi sono double-face, come il giubbotto in lino e tulle a ‘zanzariera’. Si coglie un’intenzione voluta per le forme calibrate, con spalle rilassate.
L’aroma dei colori intensi. Vibrano sfumature dense in contrasto con toni naturali, in nuances ghiaccio. I marroni della terra sono associati al grigio. Il bianco e ancora il marrone sostituiscono il consueto bianco e nero. Il porpora ed il rosso rubino e il color rame ricordano quelli di tappeti e abiti di seta antichi. Il verde oliva è quello della tradizione militare. Non manca il blu navy, laddove è necessario.
L’immaginazione e il nuovo utilizzo dei tessuti. La seta ha una lavorazione corposa. I crêpe iridescenti peso-piuma sono di ascendenza inglese. Il panama di seta è stampato. Infinite varietà di seta sono proposte a doppio strato. Per le maglie, lini, cotoni e sete vengono immersi in un bagno di soda, per creare un effetto insieme soft e lucente. Vince la presenza costante di textures lavorate in doppio e aerate.
La reinterpretazione dei materiali. L’iguana marrone a scaglie giganti costruisce il bomber. Il nabuk nero è lucidato.
Estratto dalla cartella stampa della collezione
Prêt-à-porter Uomo
Autunno/Inverno
“C’è il senso forte dell’inverno in questa collezione. Un’aria di gelo, un vento ghiacciato che arriva dal nord. Ma è all’Europa che penso, al grande freddo di Knut Hamsun tra i fiordi norvegesi, allo splendore accecante della Danimarca di Karen Blixen. Immagini che portiamo fisse negli occhi, culture che ci accomunano e condividiamo. Dove è forte il senso della tradizione, radicato il codice di comportamento, conosciuta la norma. Ho cercato di tradurre questi riferimenti profondi in un senso vero di comfort che per me significa elementarità. Quindi linee che in qualche modo riconosciamo e danno al nuovo l’autorevolezza e la disinvoltura di ciò che esiste da sempre”.
Gianfranco Ferré
1990
Verso l’ordine della forma. Il tema della sartorialità – fissata attraverso regole costruite nel tempo dallo stile Ferré – e il tema della scioltezza, della foggia destrutturata. Per una risistemazione tutta personale e interiore dell’abbigliamento maschile che torni a far coincidere le scelte dell’apparire con le ragioni dell’essere.
Verso l’armonia della materia. Nuove mollezze e nuove morbidezze, ma un effetto piacevole di vecchio e di usato nella lana chiné crema e nero, crema e marrone. La correttezza di crêpe, Galles e côtelé, che si rispecchia anche nel cachemire e nella lana. Un senso di tradizione pregnante accentuata dalle pelli lucidate a mano, dai montoni ossidati, dal pecari utilizzato per sahariane e camicie imbottite. Il gusto dei riti virili nelle decorazioni fatte con medaglie al merito e nelle stampe dall’ispirazione allegorico-geografica: rose dei venti, segni zodiacali, stucchi, elementi di architettura.
Verso l’equilibrio del colore. Il dilagare quieto e fondo dei neutri, che nei filati più preziosi assumono una sfumatura calda e dorata. La calda naturalezza di vicuña, cachemire e camel-hair per i golf classici con cali e riporti.
Estratto dalla cartella stampa della collezione