Prêt-à-porter Uomo
Primavera/Estate
“Ho seguito le mie sensazioni. Un filo segreto che unisce un’emozione all’altra e ha la logica del gusto, più che della ragione. Così affiorano, in questa collezione, sentimenti in qualche modo affini: il morbido, il nitido, una freschezza che è interiore prima di essere esteriore. Una lievità che si traduce a volte nella forma, a volte nel tessuto. Restano fermi i valori classici dell’abbigliamento maschile come punti indiscutibili di un’educazione, ma senza schemi e categorie. Perché i modi di vestire sono tanti e alla mia libertà di creatore corrisponde la libertà del gesto”.
Gianfranco Ferré
1988
Le certezze della “sartorialità”, anche nel vestito leggero senza peso, nello spolverino di gabardine, nell’impermeabile di crêpe. Della camicia bianca, rosa, azzurra sul neutro dei pantaloni e delle giacche.
La praticità dei tessuti aerati. Delle giacche reversibili, dove l’interno più attrezzato equivale all’esterno più tradizionale. Delle giacche destrutturate sino ad essere svuotate nelle spalle. Della sahariana all’inglese, ma rielaborata e alleggerita.
La determinazione del coloniale in tutte le sue sfumature, fino a diventare un’astrazione, un non-colore. Dei tocchi forti come il rosso vivo e il blu royal. Della giacca di popeline fil-à-fil rosa sul beige. Del cotone e del lino puri, che rifiutano mischie e materiali avveniristici.
Estratto dalla cartella stampa della collezione
Prêt-à-porter Uomo
Autunno/Inverno
“Ironia, voglia di sorriso davanti alle nuove uniformi: il casual perché fa comfort, il conservatorismo perché fa immagine, l’abbigliamento creativo perché fa moda. Ma anche le sproporzioni programmate, il romanticismo della camicia bianca senza cravatta e con la giacca nera. Un vestire per ceti e mestieri che è diventato conformista, pigro. Mentre la scelta oggi dovrebbe essere matura, consapevole. Non c’è eroismo nell’indossare una giacca, c’è un senso di agio nella camicia ampia e morbida portata sotto il paltò, c’è divertimento nel mescolare innovazione e classico. Come una certa volontà di spirito selvaggio vagamente napoleonico, con interni di pelo greggio, colletti di lupo”.
Gianfranco Ferré
1988
Trasformando. Tessuti compatti ma morbidi, grazie a un uso avanzato della tecnologia: cotone accoppiato al cotone e lavato fino a modificare la materia e renderla plastica. Nylon ultraleggero unito alla lana e alla pelle, lavati ad alte temperature. Pelle spalmata di caucciù per renderla impermeabile e reversibile.
Interpretando. Metodi anomali di concia per la linea leather: cuoio inglese da scarpe, ammorbidito e lucidissimo; pelle come pergamena da tamburo, leggera e doppiata di jersey.
Esasperando. Maglieria già confezionata lavata e infeltrita per le felpe e le sweat-shirt. Calature giganti nella maglieria tradizionale di cammello, cachemire, seta cachemire.
Fissando. Giacca con le spalle più ridotte, il punto vita segnato, il bacino comodo. Forma leggermente triangolare, sciolta e arrotondata grazie alla particolare costruzione del capo con i tagli cuciti e non ribattuti. Colori canonici: pergamena e miele con punte di giallo e oro vecchio. Blu, bordeaux, rosso scuro mescolato al nero e al greggio.
Estratto dalla cartella stampa della collezione