Prêt-à-porter Uomo
Primavera/Estate
“Ho pensato a una nuova scioltezza, a una souplesse che nasce da una cultura ben radicata, che restituisce il piacere di certi materiali, di certi accostamenti, che diventa gusto, scelta, comportamento. Ma tutto nel comfort, nella matrice di un'educazione tradizionale... come tradizionale è il mio modo di pensare all’abbigliamento maschile, costruito con un senso del relax, una disinvoltura che è diventata ormai il lessico del mio lavoro. Con una maturità di comportamento, una sicurezza che è il segno più preciso del gusto”.
Gianfranco Ferré
1986
Nuovo rigore. Con un’immagine vagamente “uniforme”: argentina e pantaloni dello stesso colore e consistenza, a volte completate dalla giacca. La giacca che annulla il valore della camicia, con il collo all’impiedi, rigoroso. La camicia stretta, da portar fuori dai pantaloni, con tagli sbiechi che ridimensionano l’ampiezza. Il blu rinfrescato dalla tela Cina, i neutri, i coloniali.
Nuova fermezza. Con l’identica modellazione in materiali diversi: la maglia nido d’ape in cotone povero, la seta nobile a toni brillanti. Sempre la felpa, ma in lana e nel colore più tipico: il blu. Sempre i completi classici di grisaglia, lino, gessato a punta spillo: doppiopetto, camicia bianca e cravatta regimental, pois, rigata. Ma anche mimetica, quasi invisibile, ghiaccio su bianco.
Nuova praticità. Con l’impermeabile molto lungo, ma anche molto leggero in toni densi. Oppure al ginocchio, di solido canvas, o di tela doppiata e sostenuta, o di gabardine rigida. Con il giubbotto diritto, che non segna la vita e non fascia i fianchi. Con la camicia di taglio elementare, in drill smerigliato, seta, popeline. Ma anche con un certo spessore, una consistenza: in tela Cina, gabardine di lino, lavato perché perda rigidità e diventi lucido. Oppure stampata: pois sopra pois, grafismi da cravatta, simboli ingigantiti.
Estratto dalla cartella stampa della collezione
Prêt-à-porter Uomo
Autunno/Inverno
“Il comfort come educazione della mente. Un comfort elementare per proporzioni e per materia. Sotteso a ogni capo, costante, un senso di pulizia e una semplicità che non ne occultano la prestanza e lo slancio: perché ho delineato una chiave modernista del vestire tradizionale senza costrizioni e, direi, senza premeditazioni. Tutti i colori si mescolano, tutte le forme sono previste e compatibili, ma l’immagine risulta forte. Compatta”.
Gianfranco Ferré
1986
Design. Ritornano la spalla tonda, la vita segnata dai tessuti gonfi ed elastici, il blusotto – per chi vuole un over corto e caldo – e il paltò aderente, stretto, lungo che equivale al cappotto classico di ieri – per chi preferisce un capo lungo.
Evoluzione. Il jersey trattato a tessuto per cappotti dalla consistenza nuova. Il panno gommato all’esterno e craquelé, forte e resistente come un montone. La lana ristrutturata, che mescola al pelo un filo sottile per ottenere una trama flessibile. La camicia e i pantaloni di peso uguale e di uguale tessuto, per sottolineare il gusto della divisa. Il camoscio o il cuoio a concia vegetale dall’aspetto lucido, quasi fosse già stato usato, che si schiarisce lungo le cuciture.
Rilassatezze. I colori mescolati con quella noncuranza che è indizio di una cura raffinata: dagli ocra al cammello, dai blu ai neri, l’intera gamma dei neutri e dei freddissimi. Uniti, sovrapposti, articolati l’uno sull’altro, compresa la palette dei rossi fino a un’intensa sfumatura vino.
Estratto dalla cartella stampa della collezione