Prêt-à-porter Uomo
Primavera/Estate

“Mi sono mosso lungo un filo conduttore, una parola chiave: semplificazione, comfort. Comfort delle strutture elementari, delle forme destrutturate, dei tessuti inconsueti: fiocco di cotone doppiato, lino e seta a giro inglese per costruire trame aerate, crêpe naturalmente elastico e morbido, ottoman molle da cravatta. Molta seta pura mescolata al rayon e alla lana: per una maglieria dalla ‘mano’ e dalla caduta diversa. Nessuna costrizione, nessun obbligo se non quello dell’intelligenza e delle buone abitudini. Perché l'uomo che veste Ferré pratica un rito ormai consolidato, sa come destreggiarsi. Non ha bisogno che qualcuno gli dica quando infilare il golf blu”. 

Gianfranco Ferré

1985

Osservare i tessuti. Cool wool e lana mohair per tutti i capi, fino ai bermuda. I sintetici per un effetto particolare di morbidezza (come l’ottoman di viscosa nelle sahariane). Interlock di cotone a peso maglia per i giubbotti di camoscio. Popeline di seta.  

Ri-vedere i colori. Bianchi indefiniti, neutri impolverati, marrone invaso di blu scurissimo. Sulla spiaggia, i disegni dei batik egiziani. Sfumature assolate: il bianco vira e diventa crema. Vaghi toni ingialliti.  

Controllare le giacche. Dai blazer impostati (spalle normali ma comode) alle sahariane ultra morbide, tasche larghe, soffietti che si aprono. 

Nuova attenzione ai pantaloni. Ritrovare i vecchi cotoni cangianti per i pantaloni universali. 

La sera. Smoking bianchi, smoking neri. Giacche blu o nere con la polo in tricot di seta. Regimental molto scuri, da country club ai tropici.

Estratto dalla cartella stampa della collezione

Prêt-à-porter Uomo
Autunno/Inverno

“Non ho definizioni pronte, non mi sono basato su qualche suggestione... togliendo, sfrondando, eliminando sono arrivato a una linea sempre più pulita, sempre più pura, a un concetto del vestire come scelta del mettersi, non del proporsi agli altri. E ho segnato in maniera forte la tradizione: se ci sono dei perché, siano chiari e precisi. Se si prendono delle libertà, che non siano attenuate da compromessi. Senza insistere intorno a nuove trasformazioni per il dovere di fare moda. Così si possono ritrovare elementi fissi, ripetuti francamente di anno in anno, ma interpretati con il gusto del momento: tessuti più consistenti, un senso reale di fisicità”. 

Gianfranco Ferré

1985

Le flanelle morbidissime, scattanti, ma sempre corpose. Il loden, trattato in modo da eliminarne l’ispidezza: per giacche, jeans, cappotti. Un grosso melton garzato, molto elastico: per niki, pullover zippati, fodere ad alta protezione. Le cuciture a riva, che escludono le doppie impunture per non appiattire e schiacciare: anche nelle tasche dei pantaloni. 

La lavorazione a filo flottato, tipica dei tessuti fine Ottocento. Gli effetti di righe, nitide o frantumate, brillanti e finissime. Il vero camoscio, macchiato, strappato, estenuato, in toni neutri. Le fodere: trapunte, o scozzesi, o di pelliccia, con colletti di lupo e di marmotta. I paltò di montone in sfumature opache, sbiadite.  

Le gamme di grigi che diluiscono in azzurri insoliti, toni inglesi, punti più oscuri e decisi. Le gamme di verdi anneriti, con tocchi brillanti. 

Estratto dalla cartella stampa della collezione