Prêt-à-porter Uomo
Primavera/Estate

“Ritornare alle radici, a un gusto europeo: Nizza, Cannes, Venezia. Passeggiate in niki blu e pantaloni di lino stropicciati, gesti consueti, piacere di assaporare parole e forme classiche. Ricercare la semplicità più complessa per arrivare a una nuova tradizione dell’abito maschile. Vestirsi per sé e non per ostentazione di sé, riproporre tessuti, materiali, accostamenti senza l’equivoco del déjà vu. Non diversamente dallo scrittore davanti al foglio bianco, ripulire, eliminare gli eccessi, andare all’essenza delle cose. Ricordando l’asciuttezza composta di Frederick Forsyth o di Raymond Chandler”. 

Gianfranco Ferré

1984

Ri-comporre il colore. I bianchi tagliati con i neutri o con un algido color mastice. Una base virile di bordeaux, verde biliardo, blu opaco con una punta di grigio. Toni ben definiti e vitali.  

Re-interpretare il tessuto. Crêpe di lana doppio (per giacche sfoderate e impalpabili). Piquet di lana, grisaglia scattante di lino e lana. Shantung di lana. Madras di seta e lino. Righe liftier in seta (le sfumature si intridono, si impastano, si frantumano). Effetti di grisaglie inglesi a trama aerata. Seersucker, gabardine di cotone rigato leggerissimo (ma per i pantaloni). Intercambiabilità tra i tessuti dei completi e degli spezzati.  

Re-inventare i materiali. Patchwork di lavorazioni per il tricot. L’elasticità della costa si articola negli snodi (gomiti, giro-manica), mescolando pekari da guanto e maglia, panno peso piuma e maglia. Doppia faccia per la pelle: reversibile, camoscio e cinghiale in tonalità diverse, incorniciato da coste bicolori. Camoscio peso piuma per le polo e i pantaloni.  

Ri-costituire la giacca. Spalle morbide, ma non spioventi, o tagliate in sbieco per dare enfasi alla figura (senza alterare le dimensioni). Un’accresciuta possibilità di movimenti ottenuta con sbiechi al giro manica. 

Estratto dalla cartella stampa della collezione

Prêt-à-porter Uomo
Autunno/Inverno

“I luoghi: Dublino, il nord della Francia, la costa Baltica. Bruma e un odore di nebbia, un vapore gelato che raffredda tutto. Le sensazioni: il confort, la scioltezza. La ricerca: semplicità. La memoria: le forme del vestire classico. Le allusioni: viaggi, partenze, frontiere. I giochi: contaminare elementi canonici, trasformarli. Le eccezioni: le abitudini sottosopra. La nostalgia: la vita com’era”. 

Gianfranco Ferré

1984

I tessuti. Armatura doppia, corposa e apparentemente pesante. Molto tweed con un tocco di cachemire. Pelle ultra-leggera appositamente ingrassata per i giubbotti, con tasche a sacchetto soffici come un guanto ripiegato. Cappotti in montone nappato, Galles dilatati, trench molli, con l’interno non trattenuto che oscilla al passo. 

I colori. Certi beige, grigi, pietra che hanno un sapore irlandese. Un blu opaco, da vecchia tuta. I grigi come l’ardesia. Contraddizioni di blu e di rosso vivo.  

Estratto dalla cartella stampa della collezione