Prêt-à-porter Donna
Primavera/Estate
“Il candore, la leggerezza, un tocco di frivolezza, consapevole e dunque composta: mi risulta facile, quasi spontaneo, sintetizzare in queste parole le emozioni che percorrono questa collezione. Sono questi i segni distintivi della femminilità che ho voluto raccontare, gioiosa e solare, eppure sobria e aggraziata. Una femminilità appassionata e riservata, che fa pensare alle donne latino-americane. La frivolezza, in verità, è tripudio, vivacità, magia. È l’opulenza incantata che ho voluto esplodesse soprattutto di sera. Nei pizzi dorati e nelle cascate di catene tintinnanti e risplendenti, che richiamano alla mente i gioielli sacri della Virgen de Guadalupe”.
Gianfranco Ferré
2006
Il candore è quello della luce intensa di mezzogiorno che si riverbera sulle facciate degli edifici coloniali e delle fastose cattedrali messicane. Il bianco non è soltanto un colore: è una dichiarazione di vitalità e di purezza, scelto per scandire una parte importante della collezione, connotata da linee e volumi nitidi e precisi. Per attenuare il riverbero accecante del bianco, sono state affiancate le più calde e dense tonalità del legno – bois de rose, sandalo, palissandro, mogano – che talora sconfinano nelle sfumature non meno intense dei fiori selvaggi della Sierra: rosso sangue, cinabro, carminio…
La leggerezza è, innanzitutto, quella delle materie dell’estate, il voile di cotone e la georgette in particolare. Persino la pelle dei giubbini in bufalo e in cervo diventa alchemicamente duttile e morbida, acquistando una consistenza simile a quella del popeline. Tutto è lieve, anche quando sulle superfici risaltano pizzi e ricami preziosi, accanto a una serie infinita di lavorazioni minuziose nei motivi a filet, a punto pieno, ad ajour, a crochet, a macramé doppio, a trafori floreali, non di rado assemblati a patchwork nelle giacche e nei pullover.
Estratto dalla cartella stampa della collezione
Prêt-à-porter Donna
Autunno/Inverno
“Riflettendo sui corsi e i ricorsi che governano la storia, mi ha colpito come ogni principio di secolo porti con sé un impulso singolare a ridefinire e, per così dire, a ripulire linee e fogge del vestire. Sviluppando questa intenzione, che in verità è un elemento costitutivo del mio progetto di stile, in questa collezione ho voluto porre un accento ancora più marcato sulla precisione e sulla purezza quasi geometrica delle forme e delle costruzioni. Perseguendo un ideale di perfezione e di distinzione che giunge a suggerire persino impressioni di regalità, severa ed aggraziata insieme, vibrante di contemporaneità”.
Gianfranco Ferré
2006
Le logiche della precisione determinano, in primo luogo, costruzioni e proporzioni decise. E questa singolare pulizia formale dà risalto ai piccoli-grandi segni di ricercatezza, di enfasi, di unicità. E l’impronta di distinzione è garantita anche dall’andamento cromatico, dichiaratamente pacato e nobile. Il nero sfuma nel marrone e nel blu più cupo e invernale. Le tonalità bisquit si alternano al bianco lana e alle nuances “kacha” più calde. Profondi e ammalianti, risaltano invece i riflessi e le sfumature delle pietre preziose: del rubino e dell’ametista, dello smeraldo indiano, dello zaffiro malese.
Rimandi tra naturalezze corpose e prodigi alchemici governano le scansioni materiche. La lana rivela le sue mille, versatili anime: dalla gabardine ai diagonali, dal faille doppio alla tela stretch, dal satin al crêpe bielastico. Stropicciato a bastone, lo chiffon disegna camicie, color avorio o inchiostro, che paiono capi d’antan riportati ad un nuovo appeal. Il cavallino oppure il cotone doppiato in duchesse di seta costruiscono i giacchini a spencer, da cadetto. I velluti da arredamento sono lavati, il visone dei trench e dei cappotti è lavato e bottalato, assumendo l’aspetto e la consistenza della ciniglia invecchiata.
Estratto dalla cartella stampa della collezione