Prêt-à-porter Donna
Primavera/Estate
“Un viaggio mentale, un intrecciarsi lieve di impressioni e riferimenti, una geografia eccentrica… alla ricerca di un’atmosfera, di un ambiente che esprimesse realmente la femminilità di oggi – somma di grazia ed insieme di aggressività, liberamente soft e consapevolmente hard – ho lasciato correre la fantasia, scoprendo orizzonti differenti e avvicinando mondi tra loro lontani. Con attenzione e curiosità speciali ho visitato le realtà avvezze alla contaminazione tra culture: New Orleans, ma anche le città della West Coast, da San Francisco a Portland, abituate da sempre ad assimilare ciò che giunge dalla sponda opposta del Pacifico, dal Giappone, da Macao, da Shanghai”.
Gianfranco Ferré
2003
Il risultato di questo stravagante percorso è una trasposizione libera e gioiosa di certi principi di severità e di rigore che fanno pensare proprio all’Oriente. Con una volontà di eleganza, ammorbidita e sinuosa la silhouette, scivolate e fluide le forme. Sono stati privilegiati per questo i tessuti più duttili e sciolti, come la georgette ed il satin. Ma senza rinunciare alla perfezione della struttura, all’importanza dell’aplomb, che individua nella spalla il punto-chiave naturale e consente al capo di cadere con facilità. Anche per i colori ho giocato tra compostezza e slancio, opponendo combinazioni “cool” di bianco e nero a modulazioni vitali di terracotta, giallo, arancio, ai vari blend di marrone che definiscono le differenti qualità di pelle - dal camoscio, alla nappa, al marabù – dall’apparenza un po' invecchiata, consumata, vissuta.
Estratto dalla cartella stampa della collezione
Prêt-à-porter Donna
Autunno/Inverno
“Armonia degli opposti. Un desiderio di grazia e di fierezza insieme, di semplificazione e di enfasi percorre questa collezione, che si dipana come una storia di magiche fogge. Dimensioni ridotte, linee assottigliate, vita innalzata appena sotto il seno generano un’impressione di scioltezza e fluidità, che dà risalto a volumi intenzionalmente accresciuti. Mi sono lasciato conquistare da un gioco di costruzione e decostruzione delle forme, che è anche un gioco con la storia, con un’epoca che ritengo mirabile, perché ha visto i canoni dell’eleganza cambiare e diventare moderni. Quindi, con un’intenzione assoluta di modernità, ho esplorato certi segni estetici del Direttorio e del primo Napoleone”.
Gianfranco Ferré
2003
Sono stati riletti al futuro i segni di un’epoca in cui si sommano l’espressività allegorica di matrice militare e la femminilità composta e regale delle sue protagoniste, da Joséphine Beauharnais a Paolina Borghese, a Madame Récamier ritratta da David.
Manipolando le suggestioni della storia, viene ridefinita l’architettura dell’abito, sono sperimentate assonanze nuove tra i pezzi del guardaroba, ricercate alchimie singolari di materie. La pulizia fondamentale delle linee si completa in una sequenza di ampiezze, rotondità, gonfiori calibrati, prodotti da tagli singolari, coulisse, lacci, drappeggi. Allo stesso modo, l’equilibrio tra compostezza e slancio segna l’identità cromatica della collezione, pacata e variata. Accanto ai non-colori dell’inverno, solidi e naturali – il grigio urbano, il verde militare e oliva, il kaki – il bianco tenero ed il rosa poudre dell’incarnato delle “merveilleuses”, il nero severo e prezioso, il rosso imperiale, il fucsia della Martinica che forse Joséphine portò con sé a Parigi, nei suoi ricordi e nel suo cuore.
Estratto dalla cartella stampa della collezione