Prêt-à-porter Donna
Primavera/Estate
“È una collezione di opposti, che si esprime per sentimenti estremi: ruba femminilità anche ai capi istituzionali del guardaroba maschile; cerca l’avventura, ma sottolineando un bisogno di protezione affettuosa, come un lungo abbraccio, una delicata carezza. Accentua le intenzioni, coprendo o scoprendo sensualmente quando si ha voglia di fluidità danzante intorno al corpo... con l’intento preciso di sostenere il gioco della seduzione, ma anche con una specie di appassionata dolcezza”.
Gianfranco Ferré
1998
Figure. I contorni si ammorbidiscono di profili smerlati. Appare e scompare il busto dietro, la camicia di organza o di voile di cotone è piccola e tenera. Si disegna il corpo, ad ogni soffio di vento, sotto la tuta larghissima di seta paracadute. Gonne lunghissime o cortissime enfatizzano il fragile stelo delle gambe.
Eleganze. Lo spolverino di lino svasato, sfoderato, minuto sulle spalle e ampio all’orlo. La camicia di organza lavata, rifinita con un pizzo chiacchierino quasi festonato è indossata sul pantalone di camoscio ultraleggero e cerato. Le scarpe basse, da uomo, di tela grezza, e quelle a tacco altissimo, con la punta affusolata tipo Concorde.
Materie. Rete tecnica di nylon, impalpabile pitone colorato, nylon doppiato di organza di cotone (anche per i giubbotti di foggia militare), taffettas rigato e stretch (per le camicie che si drappeggiano intorno alla figura), camoscio morbido e laccato. Voile point d'esprit come gli abiti dell'infanzia. Trafori ricamati con il laser, jacquard di seta sul nylon trasparente.
Suggestioni. Per la sera, strati di ruches, plissé metallizzati, bordi inamidati che hanno la magia di preziose lenzuola di seta.
Riflessi. Candore del bianco, beige che si stempera nei colori delle sabbie. Nero assoluto. Rosa, dal corallo chiaro a quella sfumatura dorata detta “rosa del deserto”.
Estratto dalla cartella stampa della collezione
Prêt-à-porter Donna
Autunno/Inverno
“Magico gusto della realtà, forte esigenza di poesia, evasioni nel quotidiano... l’atteggiamento è naturale, l’attitudine disinvolta. Sono banditi i compiacimenti da couture. Perché il taglio è fluido, elementare, quasi futuribile. Antico ed assolutamente inedito insieme… tutto è leggiadro, aereo, per i colori impalpabili e le sfumature metallizzate. Il corpo si muove con naturale elasticità in materie magiche, cascanti, plastiche, che evocano un sogno. Un’impressione di dolcezza e di forza”.
Gianfranco Ferré
1998
Magie. Manipolando ombre, volumi, texture – non per rappresentare la realtà ma per trasfigurarla – il nero diventa liquido: pieghe minuscole paiono incollate al corpo con la pece e lasciate poi fluttuare liberamente. Il nero diventa più opaco della carta vetrata o sfaccettato per le mille squame del galuchat.
Allusioni. Scaglie di tricot compongono un cardigan argenteo e trasparente sulla pelle nuda. Da sirena, da guerriera. Impalpabili camicie bianche strappate in fili di seta e di mohair, stampe evanescenti d’argento. Abiti puri e sinuosi, come cotte di velluto e pizzo metallizzato, interrotti da tagli quasi al rasoio.
Illusioni. Cardigan dal colletto di doppio alpaca, più spumeggiante di una pelliccia. Fantastico cavallino maculato, quasi frutto di impossibili connubi. Scarpe di stoffa e di squama, décolleté sottili con toppe di metallo – un lampo ad ogni passo –, suole di vinile lucido, piedi affusolati dalla luce.
Meraviglie. Cappotti a botte, blouson e bomber-sculture, variamente imbottiti sui diversi punti del corpo. Tessuto gessato e di cheviot, illuminato dalla nota stilizzata di una camicia bianca o dallo splendore argenteo di una blusa di taffetas grigio. Accenti di nero assoluto, grigio minerale, rosso cadmio. Jeans iperleggeri come sottili fogli di metallo: peltro, alluminio, platino. Addolciti da lingerie di metallica consistenza, in oro e bronzo.
Estratto dalla cartella stampa della collezione