Prêt-à-porter Donna
Primavera/Estate

“Potrei descrivere questa collezione con una frase soltanto, una battuta a metà tra la fantasia e la memoria: ‘un marinaio d’indole romantica, che si è innamorato delle Hawaii’. Così il senso dell'uniforme, il lindore del bianco e del blu, la fragranza del piquet, l’asciuttezza della gabardina si contrappongono alle forme languide, femminili, che nascono dal gesto naturale dell’avvolgersi e dell’allacciarsi. E la libertà di atteggiarsi suggerisce la massima dolcezza dei comportamenti”. 

Gianfranco Ferré

1989

I capi. La camicia in voile di cotone o di organza con plastron di piquet sui pantaloni morbidi in crêpe o raso di seta. Il pullover a righe bianche e blu sui pantaloni di satin. La gonna-pareo a strisce con le giacche di piquet e la sciarpa a righe da cui spuntano ciuffi di fiori. La gonna a grandi pieghe di tulle tempestata di “chiari di luna” come il tradizionale tailleur di marocain blu. 

I materiali. Marocain, tricot, lana fredda, satin, voile di cotone o di organza, camoscio forato, garza di seta trasparente.  

Le lavorazioni. Effetti di piquet ricamato sui davanti delle camicie. Il macramè di cordini cerati. Il taffetas cangiante lavorato a nido d’ape per le giacche a uomo. Decori, nastri, bandoliere di metallo. 

I colori. Il bianco e il blu che si rispecchiano in strani e fantastici decori, il rosso unito al blu come in un gagliardetto emblematico. Fiori esotici multicolore. E il bianco assoluto, il più classico dei blu e il nero perfetto. 

Estratto dalla cartella stampa della collezione

Look n. 8
Look n. 18
Look n. 45
Look n. 57
Look n. 78
Look n. 88
Look n. 94
Look n. 95
Look n. 118
Look n. 123

Prêt-à-porter Donna
Autunno/Inverno

“Ho cominciato a disegnare questa collezione spinto da un desiderio impreciso e fortissimo: la leggerezza, il turbinare soffice della maglia e della pelliccia, la forza silenziosa di certi colori... il beige, il nero, il bianco, il grigio, il rosso. Una gamma di tonalità classiche che mi rimandava a materie impreviste. Compatte, ma con effetti di rilievo, disegnate ma non stampate, morbide ma non cascanti... materie che si esprimono attraverso i volumi. Giochi di assimilazione, con rimandi ottici precisi. Mi piaceva sottolineare una predisposizione istintiva all’eccentricità, ma sbarazzandola da ogni enfasi con un atteggiamento sportivo”.  

Gianfranco Ferré

1989

Sui percorsi dell’illusione e dei parallelismi segreti, il bianco e nero dilagano, naturalmente, nelle strisce della zebra. Il cammello pieno e denso ondeggia e si muove fino a trasformarsi in magico maculato dalle origini misteriose. Il grigio della flanella, naturalmente marezzata, sconfina nei saggi craquelé dell’elefante, tra infinite pieghe e minuscole rughe. Il marrone assume le trasparenze e la plasticità della pelle di struzzo grazie a tecniche nuove, velette, point d’esprit. 

Nel segno dell’invenzione, come nel magico Henri Rousseau, detto il Doganiere, le volpi stampate e intarsiate creano naturalmente nuove pellicce e macchie. La zebra si gonfia, voluminosa, intrecciando volpi e finto pelo. La tigre nasce dal casto connubio di peli diversi. Il lapin, doppiato con la georgette, è stampato a giaguaro. 

Sul filo dell’illusione, tra fantasia e memoria, il falso vero rimanda al vero finto. Mescolando al tweed, scaglia su scaglia, il pitone forma superfici indefinite. Tagliato a strisce e applicato sulla maglia, il coccodrillo svela una natura duttile e arrendevole. Da reinventare anche con il velluto trapuntato e il gazaar stampato a caldo. Intarsiata, la zebra fodera la giacca sciolta come una robe de chambre. O movimenta il trench stampato di cavallino. 

Estratto dalla cartella stampa della collezione

Look n. 3
Look n. 8
Look n. 13
Look n. 33
Look n. 42
Look n. 59
Look n. 61
Look n. 66
Look n. 74
Look n. 97