Prêt-à-porter Donna
Primavera/Estate
“Mi sono preso la libertà di affrontare il vestire ‘classico’. Una doppia libertà: da parte di chi se ne appropria e da parte mia, che l’ho voluto rileggere cercando vivacità e snellezza nelle dimensioni e nel modo di accostare, sovrapporre, unire i singoli pezzi. C’è un senso classico perfino del colore, che non significa necessariamente blu, ma un certo modo di accostare i colori vivaci. Ho riaffermato con decisione anche la continuità dello stile, rielaborando concetti secondo una ricerca attuale. Sottolineando quella costante di sartorialità e costruzione che determinano la qualità dell’abito. Il tutto in chiave di assoluta femminilità”.
Gianfranco Ferré
1988
Ben tornato al gusto ironico del vestire mondano del gagà anni Trenta. Con spencer minuscoli sulla camicia di organza, che per rispettare la fluidità della linea ha il dorso nell’identico tessuto della giacca. Con scie intriganti di organza e georgette: sciarpe, nodi con lunghe cocche, foulard. Con le fusciacche strette più volte intorno alla vita, per un vago effetto bustier.
Ben vengano il rosso e il turchese, il bianco con un tocco di nero, il blu porcellana del cielo a Sidi Bou Said, in tessuti opachi, lievi, croccanti come il gazaar di seta.
Ben venga il sottile brivido di simboli e allusioni marinare, ancore, conchiglie, pois e righe capresi, stelle: ingigantiti, trasformati, in bassorilievi di pizzo o usati come stampe.
Ben accolti, gioielli inventati e improvvisati. Le conchiglie d’oro o laccate di nero da appuntare sulla giacca. Le conchiglie ricamate in rilievo sulle camicie di georgette elasticizzata come un contemporaneo macramè. La spilla gigante di ottone per fermare maniche e scollature, o per ornare il giubbotto di pelle.
Estratto dalla cartella stampa della collezione
Prêt-à-porter Donna
Autunno/Inverno
“Affiorano due umori in questa collezione, due desideri che sembrano opposti e invece mostrano punti sotterranei di contatto. Il bisogno di nitore, di una precisione elementare dei contorni e il desiderio di un guizzo imprevisto. Un tocco di civetteria infantile, un languore che sembra nascere da un sogno, la memoria di vecchie fiabe... per un senso di gioco, per affermare una libertà di gusto e di ispirazione. Infatti, mai come oggi l’immagine mi appare svelta, morbida, vivace. Nitida”.
Gianfranco Ferré
1988
Forme elementari, ma con un guizzo di infantile civetteria. Sempre la camicia bianca, sempre il candore di un polsino, lo sbocciare di un colletto; sempre il tocco di una pochette ricamata.
Il fazzoletto che sprizza dal taschino diventa un pizzo; il pizzo diventa una giacca – però nera e gommata – o si ingigantisce fino a trasformarsi in uno strascico. Gusto dandy per la giacca simile a una lunga marsina.
Ogni forma ha il suo tessuto, ogni tessuto ha il suo colore canonico. L’alpaca, il montone ultramorbido, il cachemire variano dal burro al caramello. Lane pettinate, gazaar e raso splendono nei toni dei rossi: immancabili – ricorrenti – nero, blu e bianco.
Ci sono tecniche elaborate in questa collezione. Il velluto di cotone e viscosa è lavato per ottenere pieghe e ammaccature, il pizzo immerso nella gomma. Le stoffe sono doppiate, il taffetas cangiante incollato.
Per ottenere l’effetto sorprendente di un’eleganza trasognata, immersa in una specie di incanto.
Estratto dalla cartella stampa della collezione