Prêt-à-porter Donna
Primavera/Estate
“Sinuosa ma con ironia, seria ma ammiccante, un guizzo di umorismo... mi piacerebbe dire ‘bentornata’ a questa donna per cui ho disegnato la collezione. È stata mia complice nei viaggi, ha condiviso scoperte di climi e di colori, si è appassionata alle stesse avventure. È libera e consapevole... e si diverte a mescolare le carte. Ha un gusto vagabondo nel mescolare pezzi e ‘objets trouvés’, che ha imparato ad apprezzare in India o in Africa... ma, in un certo senso, filtrati”.
Gianfranco Ferré
1984
La leggerezza. Quasi un manifesto programmatico: contro tutto ciò che è rigido, pesante, sostenuto. Le garze sono aperte, lo shantung è impalpabile, la crepella di lana sottilissima (mentre la mano, ingannevole, suggerisce corpo e sostanza), il crêpe de chine a doppia frontura imita un effetto di righe maschili, la gabardina peso piuma, sfoderata, è unita alla nappa setosa tipo camicia.
Anche nell’uso del colore, memorie di viaggi e libere interpretazioni, come le declinazioni di blu impolverato, o il blu che si mescola al grigio pietra e al viola. Le gamme del mastice. Il fucsia, l’arancio, il corallo nelle sfumature fredde delle sete a tintura vegetale.
Estratto dalla cartella stampa della collezione
Prêt-à-porter Donna
Autunno/Inverno
“Ogni cosa al suo posto: tutto è ciò che sembra. Il paltò è un vero paltò, la giacca blu una vera giacca, il caban un vero caban. Niente ammiccamenti, e illusioni. Tentativi per nascondere, trasformare, travestire... per esempio, alcuni trench, alcuni cappotti hanno l’identica base dei soprabiti primaverili. Solo irrobustiti per far fronte all'inverno. Così lo stile diventa più depurato e nitido, disintossicante”.
Gianfranco Ferré
1984
Il cromatismo. Il marrone (come nero declinato per il giorno) dal cappuccino chiaro al caffelatte, al caffè tostato. Sempre scuro o naturale quando si tratta di pelle e di suède. Zucchero e panna. Blu annebbiato unito al nero carbone oppure al marrone ghiacciato. Un velo di vapore freddo raggela le sfumature. Argento, un tocco d'oro. Lo stop improvviso del rosso incandescente.
Il nitore. Una silhouette allungata, fluida, dinamica. Spalle rilevate ma asciutte, “magre”. Punto vita segnato, appena sceso verso il basso, spesso sottolineato da cinture annodate a vestaglia.
Il gesto. Quello del chiudersi, del coprirsi freddoloso alzando i revers del colletto, accostando bene l'allacciatura. Gesti molto urbani per cappotti da città: il vero Chesterfield con il collettino di velluto; il paltò-accappatoio di camoscio con il collo di teddy color miele; l’impermeabile stile Bogart in popeline di cotone blu con finiture marroni oppure nel classico bianco strapazzato. Gesti insoliti: annodare i risvolti delle giacche, oppure lasciarli penzolare disinvoltamente all’interno. Come autentiche sciarpe.
Estratto dalla cartella stampa della collezione