Prêt-à-porter Donna
Primavera/Estate

“Mi piacerebbe che questa collezione segnasse per la moda l’unico riflusso possibile: recuperare la dimensione di comfort, piacevolezza, vitalità, lo scopo primo, insomma, per il quale è nato il vestito. Qualcosa che non sia uno straccio o una coperta da buttarsi addosso o un oggetto status-symbol”.

GIANFRANCO FERRÉ

1981

Per questo motivo sono stati prescelti i tessuti essenziali: un tailleur? Di gabardine oppure di popeline in alternativa al lino. Una blusa? Di garza a righe, di crêpe tutto blu, tutto bianco. Un top e una gonna per il mare? Di una fiandra di seta peso piuma. 

E volutamente proposte numerose “costruzioni-non costruzioni”: tante pieghe piatte, tante cuciture a rouleau, tante impunture d'oro o colorate, tanti giromanica tagliati come nei caftani, tante baschine in forma e asimmetriche nelle bluse come nei blouson di pelle. I caban di panno blu hanno le maniche appena gonfiate da sfondi-piega. E le giacche sono senza collo, allacciate a burberry, con piatte, sottili pieghe a portafoglio, nel dorso, lungo le paramonture, nelle tasche. 

E sono stati privilegiati i colori base, eleganti così come sono da sempre: marin, bianco naturale, kaki, più il suggerimento di metterli con il marrone “roccia rossa”, con il tabacco. 

Estratto dalla cartella stampa della collezione

Look n. 8
Look n. 14 e 15
Look n. 20
Look n. 23
Look n. 30
Look n. 42
Look n. 48
Look n. 65
Look n. 67
Look n. 72

Prêt-à-porter Donna
Autunno/Inverno

“Pensando che nella moda ‘la fantasia non è più quella di un tempo’ (che cosa c'è di inedito? Di non dejà vu? Di rivoluzionario?) e che l'inverno va visto come un fatto più compiuto, meno ‘tra-là-là’, comunque da vivere ‘vestite’, ho scelto come obiettivi della nuova collezione la linearità, la pulizia, la costruzione, il gioco dei volumi, rifiutando tutto ciò che ha l’aria casuale e abbandonata, ricercando un'immagine che faccia a meno dell'accessorio surplus”.

Gianfranco Ferré

1981

E allora, ecco la scelta dei tessuti e dei materiali senza equivoci e mollezze: corposi panni doppi da sartoria rifiniti di gros, Harris tweed o tweed pepe e sale, pesanti jersey ad effetto melton, cotone gommato per gli impermeabili, nappa imbottita e borrego per i blousons, doppi crêpe a effetto interlock per la sera, rustici loden accostati alla pelle.  

E poi, ecco la predilezione per i colori metropolitani: grigi velati e nebbiosi, grigi scuri e fumosi, una gamma di blu che ricordano l’Oriente (Cina, indaco, copiativo), tanti colpi di rosso deciso e scuro, e, naturalmente, il nero. 

E ancora, ecco la decisione di legare tutto con fili conduttori come le impunture, certi tagli e accorgimenti presi a prestito dalla “terra del kimono”: motivo ricorrente è l’obi, di maglia e pelle sui capi da giorno, di paillettes su quelli da sera, dove enfatizzato, diventa talvolta corpino indossato su particolari pantaloni dal taglio triangolare, di faille, di grisaglia di seta o velluto. 

Estratto dalla cartella stampa della collezione

Look n. 3
Look n. 12
Look n. 45
Look n. 48 e 49
Look n. 53
Look n. 63
Look n. 74 e 73
Look n. 83
Look n. 99
Look n. 102