Prêt-à-porter Donna
Primavera/Estate
“Mi piacerebbe che questa collezione segnasse per la moda l’unico riflusso possibile: recuperare la dimensione di comfort, piacevolezza, vitalità, lo scopo primo, insomma, per il quale è nato il vestito. Qualcosa che non sia uno straccio o una coperta da buttarsi addosso o un oggetto status-symbol”.
GIANFRANCO FERRÉ
1981
Per questo motivo sono stati prescelti i tessuti essenziali: un tailleur? Di gabardine oppure di popeline in alternativa al lino. Una blusa? Di garza a righe, di crêpe tutto blu, tutto bianco. Un top e una gonna per il mare? Di una fiandra di seta peso piuma.
E volutamente proposte numerose “costruzioni-non costruzioni”: tante pieghe piatte, tante cuciture a rouleau, tante impunture d'oro o colorate, tanti giromanica tagliati come nei caftani, tante baschine in forma e asimmetriche nelle bluse come nei blouson di pelle. I caban di panno blu hanno le maniche appena gonfiate da sfondi-piega. E le giacche sono senza collo, allacciate a burberry, con piatte, sottili pieghe a portafoglio, nel dorso, lungo le paramonture, nelle tasche.
E sono stati privilegiati i colori base, eleganti così come sono da sempre: marin, bianco naturale, kaki, più il suggerimento di metterli con il marrone “roccia rossa”, con il tabacco.
Estratto dalla cartella stampa della collezione
Prêt-à-porter Donna
Autunno/Inverno
“Pensando che nella moda ‘la fantasia non è più quella di un tempo’ (che cosa c'è di inedito? Di non dejà vu? Di rivoluzionario?) e che l'inverno va visto come un fatto più compiuto, meno ‘tra-là-là’, comunque da vivere ‘vestite’, ho scelto come obiettivi della nuova collezione la linearità, la pulizia, la costruzione, il gioco dei volumi, rifiutando tutto ciò che ha l’aria casuale e abbandonata, ricercando un'immagine che faccia a meno dell'accessorio surplus”.
Gianfranco Ferré
1981
E allora, ecco la scelta dei tessuti e dei materiali senza equivoci e mollezze: corposi panni doppi da sartoria rifiniti di gros, Harris tweed o tweed pepe e sale, pesanti jersey ad effetto melton, cotone gommato per gli impermeabili, nappa imbottita e borrego per i blousons, doppi crêpe a effetto interlock per la sera, rustici loden accostati alla pelle.
E poi, ecco la predilezione per i colori metropolitani: grigi velati e nebbiosi, grigi scuri e fumosi, una gamma di blu che ricordano l’Oriente (Cina, indaco, copiativo), tanti colpi di rosso deciso e scuro, e, naturalmente, il nero.
E ancora, ecco la decisione di legare tutto con fili conduttori come le impunture, certi tagli e accorgimenti presi a prestito dalla “terra del kimono”: motivo ricorrente è l’obi, di maglia e pelle sui capi da giorno, di paillettes su quelli da sera, dove enfatizzato, diventa talvolta corpino indossato su particolari pantaloni dal taglio triangolare, di faille, di grisaglia di seta o velluto.
Estratto dalla cartella stampa della collezione